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conques
grazie a dio, si può tornare indietro; anzi, si deve tornare indietro, anche se occorre un coraggio che chi va avanti non conosce (p.p.pasolini)
15 ottobre 2011
Palestina

Cari associati, sostenitori, amici di Salaam Vicenza.
 

Siamo due membri della suddetta associazione - Michela Chimetto e Mauro Zanotto - e scriviamo per render conto dei progetti che abbiamo sostenuto in Palestina per conto di Salaam stessa con il sostegno, quest'anno, dell'Assessorato alla Pace di Vicenza e di privati che in questi anni non ci hanno mai fatto mancare il loro prezioso contributo.

 
A luglio 2011 abbiamo partecipato alla delegazione italiana dell’Associazione per la Pace (Assopace di Luisa Morgantini) nazionale che ha compiuto un viaggio nei Territori Occupati.
La scelta di partecipare alla delegazione composta da 46 italiani è dovuta al fatto che, secondo noi, Luisa è la persona in Italia che meglio conosce la realtà dei Territori Occupati di Palestina sia da un punto di vista politico che sociale (non ci sbagliavamo!) e perchè Assopace ha un approccio laico che noi condividiamo appieno.
Abbiamo incontrato molte associazioni non governative, istituzioni, comitati, in una parola i palestinesi tutti nella loro complessità: non credenti, musulmani, cristiani, beduini. Abbiamo incontrato anche realtà del mondo pacifista israeliano.

 

 
Siamo stati nel villaggio beduino di LUBAN - appena fuori Gerusalemme sulla strada che si dirige verso Gerico - un piccolo villaggio incuneato tra diversi insediamenti ebraici illegali, dove pochi giorni prima del nostro passaggio i coloni avevano bruciato la terra dei beduini e distrutto una casa di povera gente che vive di pastorizia e agricoltura (quel poco che rimane!).

 


 


 
Abbiamo visitato la città vecchia di NABLUS con gli splendidi ragazzi e ragazze dell'Associazione Human Supporters, che si occupano di attività didattico / ricreative per bambini e giovani ancora duramente provati dal lungo assedio, iniziato nel 2002 e durato quasi tre anni, in cui molte persone sono state ferite e uccise dall'esercito israeliano. In quell' anno maledetto in cui il Governo d'Israele aveva dichiarato Yasser Arafat e l' Autorità Nazionale Palestinese ' il NEMICO ' numero uno prima che lo diventasse Hamas.

 


 


 


 
Siamo stati ad HAIFA in Israele e siamo stati ricevuti dall' associazione pacifista 'Isha l'Isha' (Donna per donna) che si batte contro le discriminazioni verso le donne in Israele.
L'associazione composta per un quarto da donne arabo – israeliane, un quarto lesbiche (appartenenti ad Assuat, l'associazione delle donne lesbiche arabo – israeliane), un quarto di donne israeliane sefardite, ed un ultimo quarto di donne israeliane askenazite.
Ci raccontavano come il governo israeliano acconsenta a tutte le tecniche mediche di fertilità, a cui possono accedere le donne israeliane, per cercare di contrastare l'aumento demografico dei palestinesi. La paura dell' inversione demografica per Israele è in questo momento la più grande.
Ma la novità che non conoscevamo consiste nel fatto che negli ultimissimi anni vi sono rabbini che chiedono e giustificano teologicamente la legalizzazione della poligamia, pratica finora estranea all' ebraismo ma che potrebbe trovare applicazione in funzione di contrasto all'aumento demografico arabo.

 
Sempre ad Haifa abbiamo visitato il Mossawa Center, associazione di arabo – israeliani che lotta contro le discriminazioni imposte da Israele nei confronti dei propri cittadini arabi. Molti di loro sono cristiani. La portavoce ci raccontava che nell' attuale sistema legislativo israeliano ci sono ben 23 leggi discriminatorie vigenti di cui 4 approvate solo nel corso dell'ultimo governo Netanyahu. Riguardano il sistema scolastico, l' accesso alle professioni, ai matrimoni, all' edilizia residenziale ma anche il diverso trattamento da parte della magistratura civile nei confronti del crimine se esso è commesso da arabi oppure da ebrei israeliani. Dal 2000 un solo ebreo è stato condannato per omicidio commesso ai danni di una persona araba, mentre il totale degli omicidi da quella data è stato di 44.
Nelle comunità arabe il tasso di disoccupazione femminile è dell' 80%, anche se una parte di esse è in possesso di una laurea, e soltanto il 5 % delle tasse versate allo stato d 'Israele ritornano alle comunità, una percentuale irrisoria rispetto a quella che viene spesa in favore degli ebrei.

 
Ci siamo poi recati al villaggio di JAYYUS allocato nel distretto di Qalqilya (la grande prigione di Cisgiordania una città completamente circondata dal muro con una sola entrata larga circa mezzo chilometro il cui accesso è controllato militarmente dell'esercito israeliano).

 
A Jayyus abbiamo incontrato il Sindaco che ci ha raccontato che nel 1948 - in seguito alla nascita dello Stato di Israele - al suo villaggio sono stati sottratti 15000 dunum (misura della terra adottata in molti paesi arabi fin dalla dominazione ottomana). Da allora il 74 % dei residenti palestinesi se ne sono andati via, chi in altre località della Cisgiordania, chi in altri paesi arabi e chi in Europa. Nel 2002 è iniziata la costruzione del Muro che è penetrato per 6 km dentro al rimanente territorio di Jayyus. Il risultato è che ora il 75 % della terra coltivabile è isolata dal villaggio ed i contadini vi possono accedere solo in orari prestabiliti scritti nel cancello di entrata (Gate) sotto il controllo dell' esercito (per la precisione i contadini hanno 30 minuti a disposizione al mattino per entrare e 30 minuti nel pomeriggio per uscire, e comunque devono essere muniti del permesso dell' esercito di occupazione). Sono stati richiesti 499 permessi e ne sono stati concessi 255.
L'altro enorme problema è che il 100 % dell' acqua è rimasta dall' altra parte del Muro. Essa consiste in cinque pozzi che oggi servono totalmente l' agricoltura degli insediamenti coloniali ed i palestinesi di Jayyus sono costretti ad acquistarla dall 'Autorità Nazionale Palestinese che a sua volta la deve comprare da Israele ad un prezzo notevolmente maggiorato.

 

 
 Una sentenza della Corte Suprema Israeliana ha concesso il ritorno di un pozzo su cinque al villaggio di Jayyus, ed essa dovrebbe essere eseguita nel 2012, ma come tutte le sentenze che riguardano i Territori Occupati vengono attuate solo e se soltanto l'esercito ha la volontà di eseguirle e quindi il villaggio aspetta il 2012 nella speranza che il comandante della zona sia ben disposto.

 

(segue ...)




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8 ottobre 2011
La crisi degli asini

Un uomo con la cravatta si presentò in un piccolo paese. Si issò su una panchina e gridò a tutta la popolazione che avrebbe comprato in contanti, per 100 euro l'uno, ogni asino che gli avrebbero presentato. I contadini lo trovarono un po' strano ma il prezzo era molto interessante e quelli che fecero l'affare se ne tornarono a casa con il borsellino pieno e la faccia gioiosa. L'uomo con la cravatta tornò l'indomani e offrì 150 euro ad asino così gran parte degli abitanti vendette le proprie bestie. I giorni seguenti ne offri 300 e quelli che non avevano ancora venduto vendettero gli ultimi asini del paese. Si accorse che non ne restavo uno e dichiarò a tutti che sarebbe tornato dopo una settimana per comprare ogni asino pagando 500 euro a testa e se ne andò. L'indomani affidò al suo socio il branco di asini che aveva acquistato e lo mandò nello stesso paese con l'ordine di rivendere le bestie al prezzo di 400 euro l'uno. I contadini vedendo la possibilità di avere un beneficio di 100 euro la settimana successiva, ricomprarono i loro asini ad un prezzo 4 volte superiore di quanto avevano ricevuto nella vendita e, per farlo, dovettero chiedere un prestito alla banca. Come immaginate, i due affaristi se ne andarono a fare una vacanza meritata in un paradiso fiscale mentre i contadini si ritrovarono con degli asini senza nessun valore, indebitati sino al collo e rovinati. Quei poveri diavoli di contadini tentarono invano di rivenderli per rimborsare il debito. Il valore dell'asino crollò. Le bestie furono sequestrate e poi affittate dalla banca ai loro precedenti proprietari. Però il banchiere andò dal sindaco spiegando che se non avesse recuperato i fondi si sarebbe rovinato anche lui e di conseguenza avrebbe dovuto chiedere il rimborso immediato di tutti i crediti concessi al comune. Per evitare il disastro, il sindaco, invece di dare denaro agli abitanti per pagare i debiti, dette denaro al banchiere, amico intimo del primo assessore... Purtroppo questi, dopo aver ripristinato i suoi fondi, non annullò i debiti dei contadini né quelli del comune che si ritrovò vicino alla bancarotta. Vedendo i suoi debiti crescere e preso alla gola dai tassi d'interesse, il comune chiese aiuto ai comuni vicini ma questi risposero che era impossibile avendo subito anche loro gli stessi infortuni. Il banchiere consigliò, in un modo disinteressato, di ridurre le spese: meno soldi alle scuole, meno ai programmi sociali, le strade, la polizia municipale... Si riportò in avanti l'età delle pensioni, si licenziarono gli impiegati municipali, si abbassarono gli stipendi e si aumentarono le tasse. Era, si diceva, inevitabile ma si promise di moralizzare quello scandaloso commercio degli asini. Questa ben triste storia si rivelò piccante quando si seppe che il banchiere e i due affaristi sono fratelli e vivono insieme in un isola delle Bermuda, acquistata col sudore... Si chiamano i Fratelli Mercato. Con tanta generosità hanno promesso di sovvenzionare la campagna elettorale dei sindaci uscenti. In ogni caso questa storia non è finita perché non si sa che fine fecero i contadini. E tu, cosa avresti fatto al loro posto? Che farai tu?

 
TROVIAMOCI TUTTI IN PIAZZA
SABATO 15 OTTOBRE GIORNATA INTERNAZIONALE DEGLI INDIGNATI – TUTTI A ROMA!
 
(Tradotto dal testo originale francese) – dal sito di Rifondazione: http://web.rifondazione.it



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3 ottobre 2010
poverino, non sa quel che dice?

Le barzellette di Silvio Berlusconi contro gli ebrei (perché raccontare oscenità “sugli” ebrei è semplicemente alimentare una secolare campagna di odio e discriminazione “contro” di loro) non sono una novità per la comunità ebraica e per gli stessi diplomatici israeliani. Più volte Berlusconi ha raccontato queste barzellette perfino nella casa dell’ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir, a Roma, ai Parioli.  Circondato da ministri o deputati del Pdl e membri della comunità ebraica, da capo dell’opposizione contro Prodi oppure da capo del governo, Berlusconi non si è mai risparmiato storielle del genere. Una, in particolare, era davvero orrenda: raccontava di un ebreo che negli anni, con varie trasfusioni di sangue salva un palestinese, che gli fa nel tempo regali di valore sempre decrescente. Quando l’ebreo gli chiede “per curiosità, mi spieghi perché mi regali cose che valgono sempre di meno?”, il palestinese risponde “perché ho sempre più sangue ebraico nelle mie vene”. E’ chiaro che l’ambasciata a Roma avrà riferito a Gerusalemme il contenuto di questi racconti, il carattere dello spirito più intimo di Berlusconi. E’ probabile che il realismo politico di Olmert e Netanyahu avrà fatto scegliere ai governi di Israele di “coprire” l’amico Silvio, “poverino, non è contro di noi, non sa quel che dice”. Ma per il popolo italiano è sempre più imbarazzante presentarsi nel mondo con un leader che gioca con storielle anti-semite, bestemmia Iddio pur di offendere una donna (le donne), bacia la mano a Gheddafi, fa il cù-cù ad Angela Merkel. Questo veleno lentamente sta pervadendo e stordendo noi italiani. Ma è un veleno che tutti nel mondo percepiscono chiaramente, e che sfigura il volto dell’Italia molto più di quanto noi stessi riusciamo a capire.

 

da http://nigro.blogautore.repubblica.it




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29 agosto 2010
il futuro non è più quello di una volta...

Settembre 1943. Manca più di un anno e mezzo alla Liberazione: saranno i 20 mesi più duri della storia italiana. Tutto si sfalda (per prime le istituzioni) e le famiglie italiane – abbandonate a se stesse – già soffrono il terrore dei bombardamenti aerei, il mercato nero, la miseria... ma sono ancora ignare del peggio che incombe.

Due giovani donne, ventottenni, amiche d’infanzia, entrambe sposate con prole, prendono il coraggio tra le mani e iniziano un viaggio che sembra tuttora (sessantasette anni dopo) una temeraria odissea. Partono insieme, impaurite quanto determinate, dalla stazione di Padova, bombardata due giorni prima. Destinazione: Caserma Cantore a Tolmezzo, Carnia friulana; poco lontano dal confine con il terzo Reich. Lì sono accasermati i loro giovani mariti: amici d’infanzia anche loro.

Le due amiche partono “contro” le rispettive famiglie, risolutamente contrarie ad un viaggio - in piena guerra - di due giovani donne “sole” (non accompagnate dal marito) che lasciano a casa figli piccolissimi. Nella loro fervida ma determinata immaginazione, vorrebbero tirare fuori dalla caserma e riportare a casa i loro mariti. Liberarli! mentre lo Stato sembra non esistere più – prima che i tedeschi li deportino in Germania, schiavi per i lavori più umili e pesanti. Quelle brutte notizie circolano in fretta, nonostante la censura dello stato di guerra…

Insomma, due Primule rosse padovane in gonnella, risolute quanto inesperte, che vogliono dare una raddrizzata alla loro storia personale e familiare, ancor prima che l’Italia insorgente dei partigiani cominci a raddrizzare la Storia con la s maiuscola…

La loro missione impossibile riesce. Dopo svariati cambi di treno, innumerevoli controlli di documenti, un bombardamento della stazione di Udine (cui sfuggono miracolosamente incolumi), l’8 settembre - terzo giorno di viaggio - arrivano a Tolmezzo. Trovano inopinatamente i loro mariti, già sfuggiti alle grinfie dei deportatori tedeschi, in abiti borghesi, in attesa di un’occasione propizia per abbandonare Tolmezzo accerchiata. Ma sono anche sbigottiti, increduli, di fronte a quel coraggio più maschile che femminile. Forse, considerata la mentalità dell’epoca, sono anche due maschi un po’ contrariati… Tuttavia (mi piace pensare) sono orgogliosi di queste Primule rosse in gonnella, arrivate fin lì “per salvarli”.

 

Uno di quei giovani soldati in fuga da Tolmezzo l’8 settembre del ‘43 era il mio babbo: Candido, morto sei mesi fa alla veneranda età di 95 anni.

Una di quelle Primule rosse – avventate e coraggiose – era la mia mamma, Ninetta (all’anagrafe Guerrina Umigiaga), morta l'altra sera tra le mie braccia, alla veneranda età di 95 anni.

Dopo ottant’anni vissuti insieme, erano già troppi questi sei mesi “da soli” (lei di qua del fronte, lui di là..). Stavolta è venuto lui a salvarla, a liberarla!, in una di quelle caserme ipertecnologiche – un po’ scarse di anima e di umanità – che sono i nostri ospedali.

Addio Mamma. Ciao Papà. Vi voglio bene! Ricordatevi di me…

Adelante!




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15 luglio 2010
info 15 luglio 2010

Sognando_Valletta

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Fiat contro Fiom

 

Cadoneghe_sulla_manovra_del_governo

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I lavoratori comunali contro la manovra finanziaria

 

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Il comitato Parco Iris giudica il comune

 

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E per difendere la libertà di stampa

 

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Sui femminicidi

 

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Il partigiano Afro

 

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Dove va la fisica_1

 

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Dove va la fisica_2

 

Marcegaglia_Marchionne_e_Telecom

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Aggressione senza precedenti alla Costituzione

 

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Passa una riforma pensionistica occulta

 

L'appello_alla_sinistra

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Dove va la sinistra?

 

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Teatrocontinuo e Abracalam

 

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Cremaschi contro Marchionne

 

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Occhio ai saldi, saldi all’occhio!

 

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Assemblea giovedì 22

 

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Che fine hanno fatto?




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7 luglio 2010
info 7 luglio 2010

I_morti_di_Reggio_Emilia

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Nel 50° anniversario della strage

 

Nasce_l'area_programmatica_in_CGIL

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Documento finale assemblea La Cgil che vogliamo

 

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Controriforma pensionistica occulta

 

La_manovra_degli_ignoranti

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Il governo contro la cultura

 

Così_nacque_la_mia_canzone

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“I morti di Reggio Emilia” raccontata dall’autore

 

Licata_5_luglio_1960

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Luigi Ficarra ricorda quei giorni…

 

Meneghello_e_dintorni

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Letture e documentari meneghelliani

 

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Testimonianza dopo la Flottilla dei pacifisti

 

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15 anni dopo…

 

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Appuntamenti teatrali

 

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L’appetito vien guardando…

 

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Esserecomunisti in festa

 

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Non c’è nulla da festeggiare

 

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Nuovo numero del giornale online

 

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Per non dimenticare

 

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Nei campi di concentramento libici




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29 giugno 2010
info 29 giugno 2010

Festambiente

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Festa a Piove di Sacco

 

Festambiente_programma

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Programma festa a Piove di Sacco

 

Insieme_per_il_nuovo_auditorium

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Concerto al Pollini giovedì 1 luglio

 

NO_al_bavaglio

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Il movimento viola si mobilita contro la legge bavaglio

 

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Contro il “piano C” di Marchionne

 

Una_voce_a_sinistra_giugno2010

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Giornale comunista on-line

 

Un'altra_Treviso_26giu10

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Nuovo numero del giornale

 

All'assemblea_nazionale_di_Essere_comunisti

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Intervento di Claudio Grassi

 

Come_visitare_un_paese_socialista

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Il prof. Levins spiega Cuba

 

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Per non dimenticare la strage

 

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Sul vecchio-nuovo capitalismo

 

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Titolo parlante…

 

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Il punto di Riccardo Orioles

 

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Spettacolo di Teatrocontinuo




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25 giugno 2010
info 25 giugno 2010

Consiglio_comunale_sugli_allagamenti

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Lunedì 28, tutti in Comune!

 

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Festa per i beni comuni e l’acqua pubblica

 

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L’ultimo film di Nicolo Donato

 

Come_abitare_il_territorio

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Convegno sulle residenze teatrali nel Veneto

 

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Proposte alternative dell’Assopace

 

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Esserecomunisti in Festa

 

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Titolo parlante…

 

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Il prof. Alleva su Pomigliano

 

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Articolo di Gianni Ferrara

 

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Titolo parlante…

 

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In occasione della Festa nazionale

 

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Sull’attacco all’istruzione pubblica

 

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Come nel 1962, i lavoratori Fiat di Torino

 

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La Classe non è acqua

 

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Contributo di Legambiente

 

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Nuovo numero del giornale-web

 

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Gramsci sempre attuale

 

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filmato da Youtube

 

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Sit-in del popoloViola




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18 giugno 2010
info 18 giugno 2010

ManifestAzione_al_parco_Iris

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per salvare lo storico parco padovano, ma non solo…

 

Un_ricatto_non_un_accordo

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la FIOM ti spiega perché ha detto NO a Marchionne

 

Dal_Diritto_del_lavoro_al_diritto_di_sopravvivenza

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Luca Cipriani su ciò che Pomigliano insegna

 

Sull'intervista_di_Epifani_al_Corsera

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perché il segretario della Cgil sbaglia

 

La-Cgil-che-vogliamo_su_Pomigliano

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titolo parlante…

 

Pomigliano_snodo_epocale_2

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dal Manifesto di oggi…

 

ODG_comitato_direttivo_CGIL_Padova

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la Camera del Lavoro padovana con la Fiom su Pomigliano

 

Speciale_Manovra

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Liberazione spiega le perversioni della manovra di Tremonti

 

Meneghello_26_e_27_giugno

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nel terzo anniversario dalla morte…

 

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titolo parlante (ahimè!)

 

Riunione_pubblica

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comuni veneti per l’interramento di un elettrodotto

 

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dibattito sul tema…

 

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tessera FIOM al fondatore di Repubblica




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13 giugno 2010
info 13 giugno 2010

25_giugno_sciopero_generale

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tutti con la CGIL, la CGIL contro la manovra

 

Sciopero_generale_25giugno_Padova

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manifestazione regionale a Padova

 

Sentimenti_dell'io_globale

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ottimo intervento di Ida Dominijanni

 

Peppe_Valarioti

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la ‘ndrangheta e il comunista

 

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domenica 20 giugno tutti al Parco Iris

 

Accademia_Acquerello

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a Padova dal 3 al 15 settembre

 

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Orioles racconta l’eroico giornalismo calabrese

 

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convegno di Contropiano a Bologna

 

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convegno all’università di Padova

 

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operai e sindacato alla prova del leghismo

 

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convegno all’università di Padova

 

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seminario all’università di Padova




permalink | inviato da conques il 13/6/2010 alle 23:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Non ha molto senso parlare di intercultura se non si avverte questa evidenza: che mentre noi siamo continuamente, prevalentemente soliti ritenere che sia giusto rappresentarci un po’ come un cerchio al centro del quale c’è il nostro io, la nostra soggettività, la nostra tradizione personale o culturale o nazionale o filogenetica, per così dire, e al margine, come sulle linee di frontiera, ci sono i contatti con gli altri; mentre invece, forse, dovremmo soprattutto pensarci come qualcosa che nasce ai bordi, che nasce lungo le linee di contatto perché, forse, noi siamo veramente non tanto nel nostro presunto interno in cui forse non stiamo in realtà mai e che rappresenta per molti versi una nostra proiezione, ma siamo sempre, per dirla un po’ al modo in cui Ortega Y Gasset era solito parlare del destino, forse, in un nostro continuo andar fuori e in questo nostro continuo andar fuori noi siamo sempre noi e quelle cose, quegli altri al contatto dei quali noi accadiamo e d’altra parte, tuttosommato, è forse una pruderie eccessiva quella che ci convince sempre a tacitare la dimensione del metabolismo della nostra vita, a concepire la nostra forma come una forma che dovrebbe essere perfetta, cioè non avere buchi, non avere orifizi, non avere contatti; mentre invece la nostra esistenza stessa è fatta di una continua porosità. Noi viviamo costantemente lungo il nostro bordo.

Adone Brandalise (da Trickster)