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conques
grazie a dio, si può tornare indietro; anzi, si deve tornare indietro, anche se occorre un coraggio che chi va avanti non conosce (p.p.pasolini)
29 giugno 2010
info 29 giugno 2010

Festambiente

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Festa a Piove di Sacco

 

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Programma festa a Piove di Sacco

 

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Concerto al Pollini giovedì 1 luglio

 

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Il movimento viola si mobilita contro la legge bavaglio

 

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Contro il “piano C” di Marchionne

 

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Giornale comunista on-line

 

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All'assemblea_nazionale_di_Essere_comunisti

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Intervento di Claudio Grassi

 

Come_visitare_un_paese_socialista

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Il prof. Levins spiega Cuba

 

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Per non dimenticare la strage

 

Tra_famiglie_e_distretti

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Sul vecchio-nuovo capitalismo

 

Dell'Utri_condannato_a_7_anni

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Il punto di Riccardo Orioles

 

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permalink | inviato da conques il 29/6/2010 alle 18:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Non ha molto senso parlare di intercultura se non si avverte questa evidenza: che mentre noi siamo continuamente, prevalentemente soliti ritenere che sia giusto rappresentarci un po’ come un cerchio al centro del quale c’è il nostro io, la nostra soggettività, la nostra tradizione personale o culturale o nazionale o filogenetica, per così dire, e al margine, come sulle linee di frontiera, ci sono i contatti con gli altri; mentre invece, forse, dovremmo soprattutto pensarci come qualcosa che nasce ai bordi, che nasce lungo le linee di contatto perché, forse, noi siamo veramente non tanto nel nostro presunto interno in cui forse non stiamo in realtà mai e che rappresenta per molti versi una nostra proiezione, ma siamo sempre, per dirla un po’ al modo in cui Ortega Y Gasset era solito parlare del destino, forse, in un nostro continuo andar fuori e in questo nostro continuo andar fuori noi siamo sempre noi e quelle cose, quegli altri al contatto dei quali noi accadiamo e d’altra parte, tuttosommato, è forse una pruderie eccessiva quella che ci convince sempre a tacitare la dimensione del metabolismo della nostra vita, a concepire la nostra forma come una forma che dovrebbe essere perfetta, cioè non avere buchi, non avere orifizi, non avere contatti; mentre invece la nostra esistenza stessa è fatta di una continua porosità. Noi viviamo costantemente lungo il nostro bordo.

Adone Brandalise (da Trickster)