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conques
grazie a dio, si può tornare indietro; anzi, si deve tornare indietro, anche se occorre un coraggio che chi va avanti non conosce (p.p.pasolini)
5 gennaio 2015
Diamoci da fare! C'è un Veneto da riprogettare assieme

C'è bisogno di te(ste)!

Convocazione dei gruppi di lavoro tematici

Ciao a tutte ed a tutti

Vi scriviamo per dirvi che è arrivato finalmente il momento di metterci attorno ad un tavolo e cominciare a concretizzare quanto abbiamo immaginato nell'assemblea del 18 dicembre (https://www.youtube.com/watch?v=1LPQq6N8iVo). Obiettivo: scrivere un programma nuovo per un Veneto diverso.

Possiamo? Sì, Assieme Possiamo!

Ci troviamo giovedì 8 gennaio alle ore 20.30, nello stesso posto (sala 'Nilde Iotti') per cominciare a lavorare assieme in questi primi 4 gruppi dilavoro: Territorio (ambiente, infrastrutture), Lavoro, Sanità & Diritti, Casa.

Abbiamo bisogno del contributo di tutti. Se conosci qualcuno che abbia voglia di partecipare, invitala/o. Più siamo e più possibilità avremo di raccogliere competenze e conoscenza utili a fare proposte concrete.

Il luogo non è ancora stabilito, lo comunicheremo tra qualche giorno assieme ad una proposta di metodo di lavoro e alcuni  materiali che potrebbero essere utili cometraccia di discussione  per arrivare, al 30 gennaio, ad una prima formulazione di programma regionale.

Sarà un mese intenso. Contiamo su di te. Su di noi.

(email pervenuta da: <padova.possiamo@gmail.com>




permalink | inviato da conques il 5/1/2015 alle 16:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Non ha molto senso parlare di intercultura se non si avverte questa evidenza: che mentre noi siamo continuamente, prevalentemente soliti ritenere che sia giusto rappresentarci un po’ come un cerchio al centro del quale c’è il nostro io, la nostra soggettività, la nostra tradizione personale o culturale o nazionale o filogenetica, per così dire, e al margine, come sulle linee di frontiera, ci sono i contatti con gli altri; mentre invece, forse, dovremmo soprattutto pensarci come qualcosa che nasce ai bordi, che nasce lungo le linee di contatto perché, forse, noi siamo veramente non tanto nel nostro presunto interno in cui forse non stiamo in realtà mai e che rappresenta per molti versi una nostra proiezione, ma siamo sempre, per dirla un po’ al modo in cui Ortega Y Gasset era solito parlare del destino, forse, in un nostro continuo andar fuori e in questo nostro continuo andar fuori noi siamo sempre noi e quelle cose, quegli altri al contatto dei quali noi accadiamo e d’altra parte, tuttosommato, è forse una pruderie eccessiva quella che ci convince sempre a tacitare la dimensione del metabolismo della nostra vita, a concepire la nostra forma come una forma che dovrebbe essere perfetta, cioè non avere buchi, non avere orifizi, non avere contatti; mentre invece la nostra esistenza stessa è fatta di una continua porosità. Noi viviamo costantemente lungo il nostro bordo.

Adone Brandalise (da Trickster)